Il nuovo stemma

Nel delineare il nuovo stemma di Tremezzina, è opportuno fare alcune riflessioni su tutti gli aspetti appartenenti al comune.

Lo stemma deve essere il più rappresentativo della nuova realtà e per quanto possibile caricarlo di simbologie specifiche per il luogo rappresentato.

E’ lecito a questo punto domandarsi quali elementi valorizzare e mostrare come appartenenti al territorio.

Considerazioni Araldiche

Tremezzina è una nuova entità amministrativa i cui nuclei originari di Tremezzo, Lenno, Ossuccio e Mezzegra, possedevano uno stemma.

Per quanto riguarda i primi tre, lo stemma fu proposto dopo valutazione di progetti elaborati da uno studio specializzato in araldica che, nel secolo scorso, ha proposto e inventato stemmi civici per la maggior parte dei comuni italiani.

Le figure scelte, essenzialmente generiche, possono essere riproposte per qualsiasi altra realtà comunali vicine.

Il fuoco e la fenice richiamano alla mente gli episodi di violenza e di guerriglia avvenuti nel tratto rivierasco della Tremezzina. Le vicende storiche dei singoli paesi sono sovrapponibili.

Il tempietto con le tre colonne e l’architrave, presente nello stemma del comune di Lenno, allude alla colonizzazione ai tempi dei romani, di gente proveniente dalla Magna Grecia. Ancora oggi le colonne alludono al periodo in cui il territorio era occupato da gente greca.

Mezzegra invece ha fatto proprio lo stemma nobiliare dei Brentano modificandolo per adeguarlo alla propria realtà. L’aquila d’azzurro rivoltata, che guarda alla sinistra araldica, è volutamente una brisura, una spezzatura dello stemma originale dei Brentano, così come lo sono le cime dei monti con le croci su ciascuna di esse, che ricordano il calvario. L’elemento caratteristico, non di certo riproponibile per gli altri comuni, è la brenta, tipica gerla nella quale veniva pigiata e accastata l’uva per essere trasportata.

Lo stemma di Mezzegra altresì è l’unico che non ha ancora ricevuto una concessione ufficiale e nel Libro degli Enti Territoriali e Morali, conservato all’Archivio di Stato, non è trascritto alcun decreto.

Lo stemma è ben rappresentato su un gonfalone azzurro, e il nastro che lega l’elemento aggiunto del serto è di colore rosso. Questo nastro sicuramente fa risalire lo stemma al periodo pre-repubblica quando lo stato Italiano era governato dalla monarchia dei Savoia.

L’ex-comune Tremezzina possedeva uno stemma nel cui scudo aveva unito l’elemento caratteristico della fontana del monastero di Acquafredda, con alcune figure prettamente araldiche spettanti alle famiglie nobiliari dei Brentano e dei Giulini. Tremezzo in questo stemma non è rappresentato.

Considerazioni storiche

Soltanto Ossuccio ricade nel territorio omogeno conosciuto in antichità come Comune di Isola, riferendosi all’isola Comacina.

Gli altri due, invece, fanno parte del territorio propriamente detto di Tremezzina. E’ innegabile che Ossuccio e Lenno sono assolutamente e intimamente legati ma lontani dal punto di vista storico.

Di Ossuccio vengono ricordati gli avvenimenti indissolubimente legati alla storia della piccola isola. Di Mezzegra non si sà molto se non il lustro di questo paese ottenuto dalla famiglia nobiliare dei Brentano. Lo stesso dicasi per Tremezzo e Lenno.

I cenni corografici presenti nello studio dello stemma di Tremezzo sono assolutamente inattendibili e pieni di errori.

Considerazioni geografiche

cartinaQuanto è stato detto nel paragrafo della storia, lo si può ripetere per gli aspetti geografici del paese. La “zoca de l’oli”, l’insenatura che comprende i tre comuni, anticamente riuniti sotto il comune di Isola, è il tratto rivierasco che va dalla valle Camoggia alla val Perlana.

Il profilo geografico è nettamente contraddistinto da due insenature delineate della punta del Balbianello.

La prima parte è caratterizzata da rilievi rocciosi che si gettano a picco nel lago. Un luogo aspro in cui i paesini di Colonno e Sala sono schiacciati nello spazio ristretto a loro a disposizione tra il lago e la montagna.

L’insenatura che da Lenno porta a Cadenabbia, il paesaggio si apre, le montagne non si gettano a picco. Il pianoro morenico su cui poggiano i comuni di Lenno, Mezzegra e Tremezzo dà un respiro più ampio. Anche guardando il lago, la punta del Triangolo Lariano si affievolisce a Bellagio, e il massiccio del San Primo si consuma con i dolci declivi della punta spartivento. La larghezza del lago aumenta sensibilmente e la riva cambia direzione andando in direzione verso nord.

 

 

 

 

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